Easy style and easy life…semplici pensieri

Il titolo di questo post nasce da una serie di riflessioni fatte con alcuni amici in momenti diversi e su contenuti altrettanto diversi…Con la mia amica Britta, interior designer (prossimamente troverete qui un’articolo dedicato al suo lavoro ed alle sue scelte di vita country ^_^), riflettevamo sull’impatto che un sito come Etsy, attivo in ogni parte del mondo, sia riuscito in qualche modo a ridare “vita” e “onore” all’handmade grazie a tecniche di comunicazione comuni a molti social network….un movimento che nasce e ri-nasce, fortemente influenzato da un ritorno allo stile anni ’70 e da una crisi economica che se non altro ci impone e propone stili di vita più semplici, più “easy” e sicuramente con meno aspetti consumistici…non solo possiamo cogliere questo stile passeggiando per le vie delle città e osservando ragazze giovani e meno giovani , ma basta sfogliare qualche rivista di moda per osservare sciarpone lavorate a maglia con spesse lane, borse coloratissime all’uncinetto, cappelli, collane, etc…tutto rigorosamente (e ben visibilmente)  fatto a mano.

Non solo accessori e abbigliamento, ma anche complementi di arredo, oggetti di uso quotidiano o meno, devono distinguersi per originalità, unicità, a volte persino una punta di “eccentricità” nei materiali e nelle tecniche, ma tutti con un unico denominatore comune: si deve vedere che son stati fatti a mano.

Negli anni ’80, ragazzina in piena adolescenza, ho assistito a piccole “guerriglie” contro  i pregiudizi degli altri ragazzi che vedevano nella sciarpa fatta a mano il segno inequivocabile che ti “marchiava” come quella/o fuori dal gruppo, quella/o che veniva dal “paesello” e che non si poteva permettere di comprare una sciarpa in negozio… erano gli anni dei paninari, delle spalline iper-imbottite e dei pizzi stile Spandau Ballet, occorreva tanta pazienza ed eravamo già messi male in fatto di stile ^_^

Sarà per l’esperienza dei miei 15 anni di allora, sarà che adesso ne ho 41 e (adesso come allora, a dire il vero) mi piace indossare le cose che piacciono a me e non quelle che agli altri piacerebbe vedermi indossare, ma trovo bello osservare persone che si distinguono dalla massa Usando e Osando colori, tessuti e filati diversi, modelli particolari nella forma e nei materiali. Ogni tanto mi trovo piacevolmente ad osservare ciò che scaturisce dalle onde umane che annegano nel centro città nel sabato pomeriggio e trovo un’aumento esponenziale nel numero di ragazze e donne che risaltano per piccoli particolari essenziali: una borsa, una sciarpa, un maglione…totally handmade!

Uno dei  sintomi di questo cambiamento di stile è costituito anche dall’utilizzo della nuova terminologia specifica necessaria ad indicare il “frutto” delle proprie (o altrui) mani: non più “fatto a mano” e “riciclato”, ma le nuove parole chiave sono, oltre ad “handmade”, anche tutta la sequenza di definizioni/aggettivi quali “recycled”,  “upcycled”, “ri-use”. Il significato non cambia, ma cambia la lettura che alcuni possono farne, specialmente nelle città più piccole come la mia 😉

Un’ultima piccola riflessione…questa è un’onda che già in molti stanno cavalcando, ogni tanto scorgo in alcune riviste interi articoli dedicati a produzioni artigianali che di fatto a mano hanno solamente il primo modello originario, ma che sconfinano chiaramente nelle produzioni a catena di marchi più o meno famosi…può servire ad avvicinare le masse a questo nuovo stile di vita? non saprei…forse però aiuterà una buona parte di persone a sentirsi meno “vittime” di una crisi e più reattive nell’affrontarla portandosi addosso, perchè no, un po’ di colore e calore ^_^

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