il baratto: strumento anticrisi o strumento “etico” di sani valori?

Dopo aver chiuso (ahimè) la mia botteguccia ed aver trasportato e traslocato tutto a casa mia, riempiendo ogni spazio libero con scatole e scatoloni, mi sono resa conto che, nonostante io non sia mai stata una grande “consumista” avevo in effetti molte cose che non utilizzavo più oppure che non avrei proprio mai utilizzato ….navigando da sempre nell’immenso mare dell’informazione online ero perfettamente al corrente che in molte città gruppi autogestiti creavano eventi volti allo scambio ed al baratto, ma complice la pigrizia e la distanza dagli stessi eventi avevo preso solo vagamente in considerazione l’idea di parteciparvi (diciamo la verità, sono una conservatrice dalla nascita, ho la tendenza all’accumulare cose perchè “non si sa mai, prima o poi mi serviranno” ^_^).Un link da tener d’occhio è quello della community di Zerorelativo ^_^

Il mese scorso mi son decisa,  ho fatto il mio primo baratto (riuscitissimo!) con un’amica che produce saponi e candele artistici  100% vegetali, profumati con spezie ed erbe, belli da vedere e deicatissimi al tatto ( buttate un’occhio qui: altremagie )! Son rimasta talmente entusiasta sia dei prodotti ricevuti, sia del fatto che lo stesso entusiasmo l’ho visto negli occhi della mia amica che in cambio ha ricevuto alcuni vestiti vintage di cotone e un servito da tè con una decorazione che sembrava nata per lei…il tutto condito con una tisana, biscotti e chiacchiere tra amiche…ne siamo uscite sentendoci più ricche, come essersi fatte un giro per negozi acquistando cose utili e belle senza spendere un’euro, meglio di così!! ^_^

Ovviamente dopo questa prima esperienze ho superato la pigrizia e la mia indole “conservatrice” e quindi ieri ho  partecipato  al mio primo swap party! Avevo  preparato un po’ di abiti vintage che erano di taglia molto superiore alla mia e quindi per me inutilizzabili e un paio di sciarpe lavorate a maglia, pensando che anche se non fossero piaciuti per effettuare scambi avrei potuto lasciarli alle ragazze di Manusa (organizzatrici dello swap durante l’inaugurazione della sede della loro nuova attività) …Qua sotto potete vedere me allo yarn bombing che le stesse avevano organizzato la settimana scorsa ^_^

yarnbombing

Alle 17.30 ci siamo incontrate con Britta, un’amica che aveva già partecipato a swap party nella sua città natale (Amburgo) dove gli incontri tra amiche e conoscenti son una realtà radicata già da molti anni. Ci siamo prese un caffè e poi abbiamo dato un’occhiata alle cose che ognuna di noi aveva da scambiare. Risultato: abbiamo effettuato un primo scambio abiti tra di noi ^_^ Io felicissima per un paio di vaporose casacche a pois e una cintura scamosciata di NoaNoa, lei entusiasta di un abito vintage anni ’50/’60 e di una sciarpa lavorata ai ferri color rosso vivo!

Ore 18.00 : swap party! Appena arrivate ci siamo trovate in una grande stanza piena di abiti e accessori, con molte donne giovani e meno giovani che avevano già cominciato il baratto…abbiamo fatto vedere a una ragazza di Manusa cosa avevamo portato e lei ci ha “prezzato” tutto dandoci in cambio dei “manusini” (una sorta di gettone per effettuare lo scambio)…con il nostro “malloppo” in mano (vi assicuro, la sensazione era quella di avere una carta di credito con tanti soldi dentro da “dover” spendere …una favola diventata realtà!) abbiamo iniziato a guardarci intorno…tra due chiacchiere con vecchie e nuove amiche, un po’ di splendido blues in sottofondo e tramezzini, ci siamo portate a casa 3 enormi borse di abiti praticamente nuovi!!!
L’espressione sui nostri volti era quella che si vede nei bambini quando si portano al Luna Park, tanto entusiasmo e tanta gioia ^_^ Adesso, mentre scrivo, ho indosso il mio nuovo abito sui miei soliti leggins neri, un golf di lana dalla foggia un po’ vittoriana e penso a mia figlia con il suo cappotto nuovo di lana cotta e mi godo in pieno la soddisfazione di aver dato uno schiaffo alla crisi e di aver contemporaneamente ri-scoperto un sistema di condivisione e reciproca conoscenza che le nostre nonne molti anni fà conoscevano bene ^_^

PS: Facendo una riflessione ulteriore, anche per l’esperienza (seppur breve) da commerciante/bottegaia, mi si potrebbe dire che l’incentivazione al baratto piuttosto che all’acquisto penalizza le vendite e pertanto favorisce l’incremento di una crisi che sul nostro territorio si sta facendo veramente pressante, ma ritengo che riappropriarsi delle buone prassi e di sani principi di risparmio (e di una eticità che va assolutamente contro un consumismo che ormai ci ha resi schiavi di un sistema che se non consuma in modo estremo rischia il tracollo…) permetta alla maggior parte dei cittadini di recuperare orgoglio, dignità, energia e voglia di fare/creare che in definitiva è la carta vincente nei momenti difficili…

L’altra sera, scarrellando in tv, mi sono imbattuta nella trasmissione “un’altra vita”, dove vengono raccontate storie di persone che hanno deciso di cambiare il proprio percorso e stile di vita; in quella particolare occasione si parlava della storia di Stefania di Naturalmente Stefy  e della sua scelta di vivere autoproducendo quanto più possibile. Durante la puntata è stato  intervistato il giornalista e scrittore Massimo Fini che ha posto l’accento su un punto che, per quanto demagogico, a me personalmente continua a far riflettere, ovvero che questa nostra società ormai in crisi ci ha insegnato e indottrinato che occorre  stimolare i consumi per aumentare la produzione (e quindi il denaro), arrivando ormai ad un punto per cui  noi non produciamo più per consumare, ma consumiamo per produrre.

Qui sotto il link alla puntata 😉

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-1d75a5ff-c2ae-4839-aa95-e51104cbd7a0.html

Bene, io non ritengo di essere mai stata (come scrivevo prima) una grande “consumista”, ma come tanti anche io son soggetta a quell’inarrestabile voglia di possesso nei confronti di oggetti (generalmente banali, inutili o quantomeno di scarso utilizzo) che nel senso comune determinano la tua appartenenza ad una determinata comunità. Ritengo che questa “voglia” sia frutto dell’essere cresciuta in un momento di sviluppo e crescita quali erano da noi gli anni ’80 e ’90, in una piccola città con la voglia perenne di essere ciò che non riesce ad essere, vicina geograficamente a città universitarie e di forte apertura all’esterno, ma lontana da esse per il forte “provincialismo” che l’ha sempre contraddistinta…

Adesso, però e per fortuna, sempre più frequentemente mi capita di incrociare persone ed esperienze diverse in questa mia piccola città, occasioni di incontro e confronto e condivisione di diversità, meno senso di impotenza e più voglia di emergere, molte energie in circolo, e ritengo che sia questo, in ultimo, che renderà a questa nostra città il tanto agognato “podio” assieme alle conterranee ^_^

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4 pensieri su “il baratto: strumento anticrisi o strumento “etico” di sani valori?

    1. vumap Autore articolo

      Noemi quando ha visto il cappottino nero ha dichiarato subito “è mio” eheheh Cecilia, appena fate il vostro fammi sapere, mi prenoto ^_^

      Rispondi

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